Papa Leone XIV ha parlato con Putin della catastrofe umanitaria a Oleshky

16 ottobre 2026, 18:38 2

Il 16 ottobre Papa Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, durante il quale ha sollevato la questione della grave situazione umanitaria nella città occupata di Oleshky, nella regione di Kherson. Il Santo Padre ha chiesto una tregua che consenta di far arrivare ai cittadini generi alimentari e medicinali e di garantire l’evacuazione in sicurezza dei civili.

Papa Leone XIV ha parlato con Putin della catastrofe umanitaria a Oleshky

Papa Leone XIV dopo un intervento chirurgico all’ospedale Gemelli, 16 ottobre 2026. Foto: Sala Stampa della Santa Sede.

Lo riferisce la Sala Stampa della Santa Sede il 16 ottobre.

«Nel corso della conversazione — si legge nel comunicato — il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile».

Leone XIV, informa ancora la nota, «ha infine ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace».

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Il Consiglio panucraino delle Chiese: salvare gli abitanti di Oleshky dalla catastrofe umanitaria

Si ricorda che il 19 settembre il Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose aveva rivolto un appello direttamente a Papa Leone XIV, ai leader religiosi e alla comunità internazionale, chiedendo di salvare gli abitanti della città occupata di Oleshky dalla morte per fame.

Nel loro appello, i rappresentanti delle Chiese e delle organizzazioni religiose ucraine avevano sottolineato che la città si trova in una situazione di blocco umanitario. Secondo i dati da loro riportati, gli ultimi rifornimenti alimentari erano stati consegnati a Oleshky alla fine di maggio 2026, mentre le forze militari russe impediscono agli abitanti di lasciare la città.

Secondo le informazioni del Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose, a Oleshky e nei dintorni potrebbero essere ancora presenti oltre 6.000 persone, tra cui circa 200 bambini. La popolazione è costantemente esposta al rischio di bombardamenti e attacchi con droni e soffre per la mancanza di cibo, acqua potabile e medicinali. In città mancano l’elettricità e il gas e le infrastrutture essenziali sono state di fatto distrutte.

Rivolgendosi al Santo Padre e agli altri leader religiosi, il Consiglio panucraino delle Chiese ha esortato a «far sentire la propria voce e a utilizzare ogni possibilità per salvare dalla morte per fame gli abitanti della città di Oleshky, nella regione di Kherson».

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Videomessaggio del Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina nella 241 ª settimana di guerra su vasta scala, 27 settembre 2026

Anche Sua Beatitudine Sviatoslav, Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, ha lanciato un appello per salvare gli abitanti di Oleshky. Nel suo videomessaggio settimanale del 27 settembre, ha richiamato l’attenzione della comunità internazionale sulla catastrofe umanitaria nella città occupata, paragonandola alla tragedia dell’Holodomor.

«Oleshky si ritrova in un blocco imposto artificialmente. Le persone vengono di fatto tenute in ostaggio e utilizzate come scudi umani nella zona a ridosso del fronte. Ciò che sta avvenendo oggi a Oleshky, per come si manifesta, richiama l’Holodomor che l’Ucraina ha vissuto nel 1932–1933», ha sottolineato il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina.

Sua Beatitudine Sviatoslav ha esortato la comunità internazionale a esercitare pressioni sulla parte russa per salvare vite umane.

Nel comunicato della Santa Sede non viene precisata la risposta del presidente russo all’appello del Papa.

Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)

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