Videomessaggio del Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina nella 203 ª settimana di guerra su vasta scala, 04 gennaio 2026
Cristo è nato!
Cari fratelli e sorelle in Cristo!
In questa domenica, già del nuovo anno 2026, continuiamo a contare le settimane della grande guerra in Ucraina. È ormai la 203ª settimana dell’invasione russa su vasta scala.
Questa settimana è stato un tempo in cui gioia e dolore si sono intrecciati. Il nemico, instancabile, ogni notte ha colpito le nostre città e i nostri paesi pacifici. Su tutta la linea del fronte continuano inteste ostilità. I nostri difensori proteggono eroicamente Zaporizhzhia, nei pressi di Hulyaypole, Donetsk, nei pressi di Porkovsk e Kharkiv nei pressi di Kupyansk. Resistono con coraggio anche i civili nelle zone di confine delle regioni di Sumy e Chernihiv.
Ogni notte il nemico sceglie un nuovo bersaglio e concentra tutta la potenza del proprio armamento su un determinato centro abitato. Questa settimana Zaporizhzhia ha subito uno degli attacchi più massicci. Quasi ogni giorno soffrono Odesa e l’intera regione di Odesa, in particolare le sue infrastrutture portuali. Restano tra i più cinici gli attacchi contro ospedali e case per anziani — contro coloro che più necessitano di aiuto.
Abbiamo nuovamente percepito quanto a molti ucraini mancassero il calore e la luce. Durante queste festività natalizie, le temperature in Ucraina sono crollate bruscamente. Di notte le temperature scendono rapidamente sotto i dieci gradi sotto zero. In tali condizioni sopravvivere è particolarmente difficile. Eppure il nemico intensifica gli attacchi contro le infrastrutture critiche, cercando di far cadere il Paese nell’oscurità.
Ma noi abbiamo cercato di sostenerci a vicenda. Nei momenti più duri si sono rivelate con maggiore chiarezza le qualità eroiche e il carattere cristiano del popolo ucraino. Nella notte di Capodanno abbiamo vissuto una grande solidarietà. La metropolitana di Kyiv intonava kolyada (canti natalizi ucraini), e questa nostra kolyada è diventata il manifesto della nostra resilienza. Questa settimana l’abbiamo sentito profondamente. Ringrazio tutti i gruppi di cantori che, portando la stella di Betlemme, sono entrati in ogni casa segnata dal dolore, annunciando e cantando la presenza tra noi del Salvatore appena nato.
Un evento speciale ha coinvolto in questi giorni i nostri giovani: una delegazione di oltre mille ragazze e ragazzi è arrivata a Parigi per la preghiera di Capodanno della comunità di Taizé. Poco prima, i fratelli di Taizé avevano visitato l’Ucraina per esprimere sostegno e solidarietà.
I giovani ucraini hanno pregato per la pace, si sono uniti in preghiera con altri giovani provenienti da Francia, Germania, Italia e altri Paesi dell’Europa occidentale. In mezzo alle difficoltà della guerra, la forza e la gioia del Natale, insieme alla presenza del neonato Salvatore, ci hanno infuso coraggio, ottimismo e speranza. Concludendo questa settimana possiamo dire ancora una volta: l’Ucraina resiste, l’Ucraina combatte, l’Ucraina prega!
Il primo gennaio, quando il mondo celebra il primo giorno del nuovo anno, la Chiesa cattolica festeggia la Giornata mondiale della pace. In quel giorno abbiamo ascoltato con particolare attenzione la voce di Papa Leone XIV, che parlava ai cuori e alle coscienze dell’umanità contemporanea con parole che portano la pace.
Siamo entrati in un nuovo tempo. Gli ucraini lo percepiscono in modo particolare. La percezione del tempo in guerra è del tutto diversa da quella in tempo di pace. Per alcuni il tempo si è fermato all’inizio dell’invasione su vasta scala. Per altri il tempo si è spezzato nel momento in cui hanno perso la casa o i propri cari — un figlio, un marito o un padre al fronte.
Siamo entrati in un tempo nuovo, ma per l’Ucraina esso ha un significato speciale. L’umanità ha sempre interpretato il tempo in modi diversi. Nei miti greco-romani esso appariva come un dio ostile che divora i propri figli — Kronos, distruttore di ogni cosa. Il tempo rappresentato come paura, incertezza, quasi sensazione di condanna.
Ma noi, cristiani dell’Ucraina, lo percepiamo in modo cristiano. Chiamiamo questo tempo «kairos» — il momento in cui Dio è presente tra noi. Ciò che per altri è un tempo freddo e terribile, per noi diventa un dono. Il Signore ci concede l’occasione e la possibilità di vivere.
Abbiamo iniziato il nuovo anno con fede nel tempo migliore: «Ecco ora il momento favorevole, ecco il giorno della salvezza», ci ricorda apostolo san Paolo con le parole del Signore. Desideriamo cogliere la pienezza di Dio in questo momento di salvezza, aperto a tutti noi come un’opportunità per compiere il bene — non per temere il freddo del tempo, ma per trasformarlo in occasione di servizio a Dio e agli uomini.
Abbiamo concluso l’Anno della Speranza nel 2025, ma questa speranza non è rimasta nel passato. Essa, come un seme nella mangiatoia del neonato Salvatore, cammina con noi nel nuovo anno.
Perciò ci siamo scambiati gli auguri di un felice anno nuovo, augurando pace e benedizione del Signore. Abbiamo cercato di scoprire il potenziale del tempo di Dio, del momento della salvezza, e di trasformarlo in gesti concreti, azioni, progetti: costruire la pace, spazi di vita, il futuro della Chiesa e del nostro popolo, il futuro della nostra Ucraina.
L’Ucraina saluta il mondo con l’anno nuovo e condivide il significato della propria speranza. Diciamo insieme: Signore, nel tempo favorevole, nel momento della salvezza, salva l’Ucraina! Proteggi le nostre figlie e i nostri figli dallo sguardo divorante dell’aggressore russo! Ispira i cuori e le menti dei potenti di questo mondo con pensieri di pace e di rispetto per la dignità umana!
Signore, nel nuovo anno benedici la nostra Patria, il nostro popolo e i bambini della nostra terra con la Tua giustizia e la Tua pace celeste, perché Cristo è nato! Sia lodato!
La benedizione di Dio venga su di voi, per mezzo della Sua grazie e misericordia, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.







