«La guerra divide, la speranza unisce»: Papa Leone XIV alla Veglia per la pace
Sabato 11 aprile, Papa Leone XIV ha presieduto nella Basilica di San Pietro in Vaticano una solenne Veglia di preghiera per la pace, alla vigilia della Pasqua secondo il calendario giuliano. Tra i settemila fedeli presenti in basilica vi erano anche rappresentanti della comunità ucraina di Roma; oltre tremila persone hanno pregato in Piazza San Pietro.
Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav, in un commento ai media vaticani ha sottolineato che gli ucraini si sono uniti al Papa in questa preghiera con tutto il cuore: «È una preghiera che non viene imposta, ma nasce dal nostro cuore».
La Veglia ha incluso la recita del Rosario, le litanie, la riflessione del Santo Padre, una preghiera speciale e la benedizione. Durante la preghiera, una donna ucraina in abito tradizionale ha acceso la lampada dedicata all’Europa.
Papa Leone XIV: la preghiera è risposta alla morte
Nella sua riflessione, Papa Leone XIV ha rivolto parole di speranza e di responsabilità a tutti i presenti. «La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina», ha affermato.
Il Santo Padre ha sottolineato che la preghiera non è una fuga dalle responsabilità: «La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge!».
Riflettendo sul rischio dell’idolatria del potere, ha ammonito: «Chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo».
Il Papa ha inoltre richiamato l’appello di San Giovanni Paolo II: «Mai più la guerra!», sottolineandone l’attualità, e ha ricordato l’insegnamento di san Giovanni XXIII: «Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l’intera famiglia umana. Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra».
Particolarmente toccante è stato il riferimento ai bambini provenienti dalle zone di conflitto: «Ricevo tante lettere di bambini dalle zone di conflitto: leggendole si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!».
Rivolgendosi ai responsabili delle nazioni, Papa Leone XIV ha lanciato un forte appello: «Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!».
Concludendo, ha invitato tutti a un impegno personale per la pace: «Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!».
La Veglia si è conclusa con una preghiera guidata dal Santo Padre, che ha affidato al Cristo risorto il dono della pace per il mondo intero: «Signore Gesù, tu hai vinto la morte senza armi né violenza: hai dissolto il suo potere con la forza della pace. Donaci la tua pace, come alle donne incerte nel mattino di Pasqua, come ai discepoli nascosti e spaventati. Manda il tuo Spirito, respiro che dà vita, che riconcilia, che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici. Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre, che col cuore straziato stava sotto la tua croce, salda nella fede che saresti risorto. La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita. Ascoltaci, Signore della vita!»
Sua Beatitudine Sviatoslav: «Speriamo che la pace di Cristo vinca la guerra»
Sua Beatitudine Sviatoslav, in un’intervista a Vatican News, ha descritto come la quinta Pasqua vissuta nel contesto della guerra su larga scala risuoni nei cuori degli ucraini attraverso l’immagine del Cristo sofferente: «Sappiamo di percorrere la stessa Via Crucis insieme al nostro Signore Gesù Cristo».
Le testimonianze dei bambini liberati, dei prigionieri e dei volontari, ha affermato, riflettono il mistero stesso della Passione: «Questa fragilità umana del contesto della guerra è diventata la fragilità di Cristo stesso. Ma questi bambini dicono che la fragilità rivela la forza del Signore presente in mezzo a noi».
Un posto particolare nell’intervista è occupato dal racconto di un bambino di Mariupol, deportato in Russia e successivamente liberato grazie alla mediazione della Santa Sede. Sua madre si trova ancora in prigionia. Sua Beatitudine Sviatoslav ha riportato le parole del bambino: «Non vogliamo la morte del nemico, ma solo che nessun bambino nel mondo debba soffrire o vivere le sofferenze che oggi vivono i bambini ucraini». Secondo il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, questo è «il più grande messaggio di pace portato dai bambini sofferenti dell’Ucraina».
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Simbolicamente, proprio in questi giorni, Ukrposhta ha emesso un francobollo dedicato a Papa Leone XIV, sul quale sono riportate parole che Sua Beatitudine Sviatoslav ha definito il cuore del messaggio: «La guerra non avrà il sopravvento. I bambini hanno diritto a una pace autentica, giusta e duratura».
Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina (Roma)Foto: Vatican Media












